mercoledì, maggio 23, 2012

17:58 del 23 maggio 1992 e a sognare ci riuscivo sempre meno


17:58 km 5 autostrada A29 


Ho pensato a lungo al significato della data odierna. 23 maggio 2012. Ho viaggiato con la memoria a ritroso fino a 20 anni fa quando io di anni ne avevo 19 da compiere. Stavo  finendo le scuole superiori e mi stavo preparando per l’esame di maturità e per partire per gli Stati Uniti dove poi, purtroppo, rimasi solo due anni. Partivo col sogno degno di un figlio d’operaio e madre dai lavori saltuari. Da una famiglia composta oltre che dai miei genitori e da una sorella all’epoca 11enne anche da una gatta pelosissima che ronfava per casa. Una famiglia che faticava (anche se all’epoca non c’era la KRISI che gridano oggi politici e finanzieri furbi e manipolatori) una famiglia onesta. Partivo col sogno di cambiare in meglio. Di crearmi un futuro oltre oceano. Qualcosa nel mio DNA mi suggeriva già che l’Italia era ed è un paese dalle enormi potenzialità ma che rimane un paese di merda.
Un paese da cui fuggire. Un paese dove la mafia ha più voce del popolo, dello Stato (quello con la S maiuscola) delle amministrazioni locali e centrali, del diritto alla salute, al lavoro, dei pari diritti, più voce della Costituzione stessa. Un paese dove un’enorme, incontrollata, diffusa, potente, puzzolente montagna di merda chiamata con nomi diversi mafia, camorra, sacra corona unita, ’ndrangheta conta più di tutto e tutti. Qualcosa del mio DNA cercava di farmi capire che per questo paese speranze, già allora, ce n’erano ben poche eppure un paese dove ogni tanto trovavi persone come Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Giuseppe Costanza, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo persone disposte a mettere a rischio la propria stessa vita per valori di giustizia e libertà in cui credevano. Ma persone come Falcone prima ancora d’essere state vittima della mafie lo sono state del sistema, della società, dell’assenza di meritocrazia (quella di cui si riempiono le bocche i politici quando si candidano) sono stati lasciati soli e da soli contro una montagna d’esseri di  merda non si può fare nulla se non soccombere nel silenzio dei governi e nel boato di 5 quintali di tritolo.
La morte di Falcone coincide un po’ con la nascita della mia pesante disillusione, con quel magistrato sua moglie e la sua scorta saltava in aria anche un po’ della mia capacità di sognare. E’ da lì le cose peggiorarono solo. Purtroppo la lista di persone barbaramente uccise solo perché avevano voglia di cambiare le cose, di portare davvero il paese nelle braccia delle persone oneste e democratiche, è lunghissima ed è sempre uno strazio leggerla perché tutte le volte che leggo quei nomi penso a quanto risulta spesso vano il sacrificio più grande che un essere vivente possa compiere.

Oggi e in questi giorni tanti speculeranno su questa persona, su questo tristissimo anniversario ma forse le parole più dirette e giuste le disse una collega di Falcone:

« Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento.[...] Non c'è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di "amici" che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito  » Ilda Boccassini

Nessun commento: