mercoledì, agosto 10, 2011

Social riots chiediamoci anche il perché prima di dire che son solo 4 vandali o ladri...


Londra 2011

Londra 1981






“Non c’è mai stato un riot urbano dove i rivoltosi siano rimasti solo gli stessi delle prime ore. Ogni sommossa di questo genere ha un effetto contagioso, si estende, scatta l’emulazione, il “liberi tutti”, si aggregano cani e porci. E’ nella natura stessa di questi eventi. Come è nella loro natura essere “impolitici” – o meglio, “prepolitici” -, ma sul fatto che siano *sociali* non credo possano esserci dubbi.
Le accuse che leggo in queste ore (“Questi non si ribellano contro la società o contro il potere, questi vogliono solo rubare PlayStation, smartphone, computer e schermi al plasma!”) sono le stesse che si sono fatte dopo *qualunque* riot, a partire da quello di Watts nel 1965: sono solo ragazzini che vogliono saccheggiare. Chiarisco che non parlo di te, ma di cose che sto leggendo su Twitter.
Secondo me questi discorsi, oltre a ripetere vecchi errori d’interpretazione, sono intrinsecamente classisti e razzisti: il qualunquista medio critica quegli esclusi perché – dopo intere vite a subire il bombardamento pubblicitario, a sentirsi dire che chi non possiede il tale gadget è una merda – vogliono prendersi le stesse merci che lui stesso possiede ben volentieri. Il qualunquista medio si permette di disquisire sulla “mancanza di valori” dei rioters, e disprezza in quanto “consumista” gente che il più delle volte non ha un cazzo, vive in quartieri degradatissimi, fa lavori di merda oppure vegeta o spaccia o dà via il culo. Implicitamente, e a volte anche esplicitamente, dice che quelli non meritano le merci, mentre lui sì.
I situazionisti di cazzate ne scrissero, ma dopo la rivolta di Watts scrissero un testo magistrale, intitolato “Ascesa e caduta della società spettacolare-mercantile”, dove difendevano i rivoltosi proprio dalle stesse accuse che leggo su Twitter in questo frangente, e ridicolizzavano gli editorialisti e gli ipocriti che le facevano.”


Summer of ’81 – di Wu Ming 5

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