sabato, novembre 21, 2009

Hell is around the corner - part 2





C’era seduto nell’angolo il trans stonato in crisi da coca che guardandoci di traverso diceva “Prontoooo? Prontooo? Brondoo?” e c’erano i fumi delle nostre sigarette corrette pakistano tollerate da Andrè il proprietario culturista e fascista del locale.
C’era la sua ombra enorme di ercole possente e glabro che passava tra i tavoli, vestito sempre e solo di nero. I suoi anfibi militari calpestavano cicche e s’incollavano sulle macchie di bevande rovesciate. Attaccato alla cintura, sul lato destro, aveva un lungo fodero contenente un coltello stile Rambo.
La musica non era mai a un volume altissimo per lo meno al piano terra del locale ma era penetrante e lobotomizzante. Dopo un po’ ciondolavamo le nostre teste a un ritmo cadenzato e stordente.
La birra finiva velocemente così come i bicchierini di tequila. Il piano terra aveva una stanza d’ingresso con un bancone rosso scuro e con dietro ragazze così provocanti da annullare ogni effetto. Così volgarmente discinte da sembrare delle bambole agghindate con indumenti e oggetti fetish esposte nelle vetrine sporche dei sexy shop di periferia.
La seconda stanza era la più grande, tavoli rettangolari si alternavano ad altri più piccoli e ovali. Le pareti erano di un’ocra sporco e impregnato di fumo, sudori, odori e paure.

La clientela era composta per lo più da spacciatori, papponi, carabinieri e poliziotti fuori servizio, sbandati come noi alla ricerca della via più veloce che conducesse alla dannazione, trans, tossici, qualche alternativo in cerca d’avventure e una moltitudine di solitudini.
Il terzo e ultimo locale era diviso dal secondo da un muretto basso che dava su una scala che discendeva nel seminterrato. Proseguiva con tre, quattro tavoli e una porta violentemente illuminata che conduceva a una toilet fatiscente usata per lo più dai trans e da altri clienti per pippare o per rapidi tocchi e semi prestazioni.
Se ci scappava davvero da pisciare conveniva quasi sempre approfittare della fila di bidoni della via nascosti dalle auto in doppia fila.
Scendendo la scala si aveva accesso a una sacca buia, una vecchia serie di cantine adibite ad appendice del piccolo girone infernale. Una sacca di fumo e puzza mista a profumi dolciastri e ricorrenti.
Una sala rotonda con una pedana al centro fungeva da svago per le anime maledette in cerca di contatti fugaci. Un trans italiano e una ragazza sud americana piuttosto rotondetta davano spettacoli tristi fatti di strusciamenti fuori tempo sulla pedana avvinghiandosi al palo unto. Il dj era un laido 45enne occhialuto e panzuto che non aveva il minimo senso né della musica né del mixaggio e dava scosse cacofoniche ogni qualvolta appoggiava il ventre prominente alla consolle ingabbiata come lui dentro un piccolo ripostiglio. Accanto a lui una donna dalla bocca grande come quella di un barracuda beveva un liquido verdastro da un bicchiere da Martini. Anche sotto era sito un piccolo bancone marron scuro con disegni fatti a mano con lo spray da graffitari ubriachi. Due ragazze dal look tank girl lo gestivano e mentre ci servivano altre birre si baciavano guardandoci con aria di sfida e di provocazione. Dei divanetti scomodissimi e dal color rosso vernice contornavano tutta la sala e ospitavano gente sfatta o coppie in cerca di trasgressione. Infine al fondo di tutto la dark room. Una sala illuminata di riflesso dalla già scarsa luce proveniente dalla prima. Un biliardo al centro inutilizzato da sempre. Sul lato l’ombra di due corpi plastificati nel mimare un atto sessuale. Altre ombre voyeuristiche facevano da contorno incuriosite e allo stesso tempo eccitate dal porno reality.

3 commenti:

ghebura's eye ha detto...

Ok la descrizione è perfetta, rende benissimo l'idea decadente della location. Però ora serve un evento, un qualcosa per attirare l'attenzione del lettore ;)

Roberto ha detto...

Eh ci va pazienza....mi piace la suspense :))

ghebura's eye ha detto...

Ah ecco :-)
Allora attendiamo il terzo capitolo con ansia ;-)