mercoledì, settembre 03, 2008

Come Dio comanda


Ho letto finalmente “Come Dio comanda” di Ammaniti edizioni Mondadori. Dico finalmente perché era uno di quei romanzi che inseguivo da un po’ di tempo e poi vuoi per pigrizia vuoi perché mi ero prefissato di leggere tutto Palahniuk, ne ho dovuto rimandare la lettura.


L’ ho letto lo scorso weekend. Due giorni d’immersione in questa storia di anime di provincia. Di un padre Rino Zena naziskin più per rabbia che ideologia, rabbia che prova verso tutto. L’odio verso la madre di suo figlio Cristiano 13 enne confuso che ha abbandonato e che non voleva neanche partorire. Odio verso il lavoro che non c’è, verso gli stranieri che più disperati di lui glielo “rubano” verso il padrone moderno ipocrita e un po’ fighetto. E poi ci sono i due amici del padre uno sovrastante, pur essendo il più debole, l’emarginato psichiatrico deriso da tutti e che piace tanto a Cristiano. E’ Quattroformaggi che costruisce una realtà immaginaria all’interno del suo piccolo alloggio, una sorta di presepe dove le cose vanno come vuole lui. Lui che nella realtà di tutti i giorni vuole solo che qualcuno gli dica cosa deve fare.


E poi Trecca l’assistente sociale per caso, l’innamorato per caso, il pirata della strada sempre per caso. Quello che ha tremila titubanze, la paura di affrontare ogni cosa anche una semplice scopata.


E poi, beh poi basta con l’elenco descrittivo dei personaggi se no finisce che rovino la lettura a qualcuno!


Il Dio del titolo si sente in tutto il romanzo. Non è tanto la figura divina in sé ma è un enorme senso di colpa che pervade, anche se in modo diverso, l’animo di ogni personaggio. E una religiosità laica ma pesante come un fardello che immobilizza i personaggi. A tratti durante la lettura mi veniva in mente Arturo Bandini, l’alter ego di John Fante (altro mio scrittore del cuore), le sue paure e ritrosie nell’affrontare la vita con quel peso che ti tiene ancorato a una vita vuota, triste, povera, colma di miserie quotidiane. Un’ancora che è rappresentata da un cuore spezzato, da un desiderio di riscatto che magari passa attraverso il denaro, il colpo che ti cambia la vita e che ti riscatta dal subire continue frustrazioni da gente mediocre ma nata già avvantaggiata. Ma alla resa dei conti tutto è per l’amore di qualcun altro: un figlio, una moglie da riconquistare, un amore solamente idealizzato o un padre che per pessimo che possa essere è quello che ti ha dato la vita e a cui ti attacchi con tutta la tua energia perché ti terrorizza mortalmente l’idea di essere davvero solo in questo marasma.


Certo, qualitativamente siamo ben lontani da Fante e mi dispiace dirlo perché a me Ammanniti non dispiace però non so se questo suo romanzo era proprio da Premio strega.

Voto: 7


Buona lettura :)


Frasi segnate perché per qualche misterioso motivo mi hanno colpito:

“ Se per esempio arriva un terremoto e gli porta via tutto, Tekken non saprà fare niente sarà disperato per essere povero e s’impiccherà al primo albero che trova. Io invece non perdo niente. Sarebbe bello ci fosse un terremoto”.

“Un mondo piccolo e soffocante. Da cui te ne devi andare appena finisce la scuola. Te ne devi andare in America, a Roma, a Milano, dove vuoi tu, ma te ne devi andare via da questo paese piccolo e soffocante.”

“Secondo alcune ricerche Americane certi animali sono in grado di avvertire l’odore del dolore. Il dolore ha un odore proprio, forte,pungente, come i feromoni degli insetti. Un puzzo che rimane attaccato alle cose per un sacco di tempo.”

“Nessuno fa niente per nessuno. Guarda dietro ai gesti, Cristiano”


Curiosità: nel libro, Quattroformaggi vive in un alloggio che è sito nel seminterrato di una grossa libreria e per la precisione un Mondadori Mediastore (pagina 53) … piccola Marchetta ? :)

2 commenti:

indieandre ha detto...

Condivido le tue perplessità sul premio strega. a mio parere è il più debole dei romanzi di ammaniti, che pure apprezzo molto grazie a branchie e a ti prendo e ti porto via (trovo entrambi geniali, soprattutto Branchie). hai letto tutto Palahniuk? Io ho divorato Soffocare, letto Fight Club per affetto, iniziato Survivor e Invisible Monsters ma questi ultimi non mi hanno preso, in particolare Invisible Monsters.

Roberto ha detto...

Si anche a me è piaciuto tantissimo Branchie e anche Fango anche se sono racconti cosa di cui solitamente non vado matto. Palahniuk ha deluso anche a me un po' con gli ultimi soprattutto "Rabbia" che mentre lo leggevo pensavo "Beh adesso ci sarà la svolta narrativa il colpo di scena che fa riprendere tutto..." ed invece alla fine su 400 e passa pagine ne salverei un ottantina.. peccato :(