mercoledì, dicembre 12, 2007

Stragi sul e del lavoro





Sono tornato dopo giorni d’oblio.

· Sulla Thyssen Krupp non dico niente se non che mi dispiace enormemente per gli operai morti per quelli gravemente feriti e per le loro famiglie. Sono andato alla manifestazione per solidarietà, mi sono tappato le orecchie quando hanno iniziato a parlare i sindacati. Non li ho fischiati perché non trovo che i principali responsabili siano loro né per sfiducia ma non avevo voglia di sentire i soliti discorsi colmi di retorica e demagogia.

· Egoisticamente questa tragedia ha un attimo ridimensionato la visione nera del mio Natale che per quanto pesante e malinconico sarà ben lontano da ciò che passeranno le mogli e i figli delle vittime di cui sopra.

· Terzo ed ultimo punto che non ha a che fare con i precedenti, mi rendo sempre più conto di quanto la parola più usata e abusata di questi tempi sia la “flessibilità” e non intendo solo quella lavorativa. E' sulla bocca di tutti, i media ne abusano ma ogni giorno mi rendo conto di avere a che fare con persone tristemente rigide.
Ricercatori della sicurezza totale in ogni cosa eppur chissà perché alla fine tutti così ansiosi ed insicuri su tutto. Non so, a parole siam tutti bravi, siamo tutti bravi a fare quelli che si ribellano, quelli che trasgrediscono ma poi quando si arriva al dunque tutti sotto le coperte al calduccio. Mi ricordo che quando avevo 25 anni riuscì non so come ad uscire con una ragazza che molti definirebbero, fighetta, cremina o a Roma pariolina ma son definizioni che lasciano il tempo che trovano. Io comunque la invitai perché aveva due occhi spettacolari e un culo che ci avrei organizzato intorno una biennale d’arte talmente era bello. Anna chiamiamola così mi aveva stupito (da bravo maschio ricco di pregiudizi) perché leggeva un bel po’ di beat generation in cui anche io ero ben ben infangato. Soprattutto adorava Bukowski e trovava molto divertente il suo alter ego Henry Chinaski. Ora io quella sera non mi comportai diversamente dalle sere in cui uscivo da solo o con gli amici perché da pirla quale sono ho sempre ritenuto che anche un culo statuario come quello non meritasse un camuffamento del proprio io. Insomma apprezzai il buon vino come sempre. Ma alla seconda “bota” di Barbera mi guardò tra lo spaventato e l’inorridito e mi disse “Ma quanto bevi ?”. Ora io non penso che chi legga Bukowski debba essere un alcolista come chi legge Burroughs debba per forza strafarsi o che chi legge Chatwin deve appena essere sbarcato da qualche viaggio dall'altra parte del mondo, però ti aspetti che chi legge ed apprezza questi autori abbia una visione un po’ più aperta, un atteggiamento se vogliamo anche più “flessibile” meno “giudicatòrio” nei confronti del prossimo ed invece no, non è così. Inutile dire che la serata non finì per il meglio e che non rividi più quel culo statuario anche se ancor oggi ogni tanto nei miei sogni erotici compare e lì nessuno può dirmi che bevo troppo.


“L’abitudine e la fissità degli atteggiamenti mentali ottundono i sensi e nascondono la vera natura delle cose”

Michel de Montaigne

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