lunedì, maggio 21, 2007

Assenteismo




“Topic of the moment” (vedi anche Report di ieri sera) sembra ormai essere l’assenteismo degli statali. Il pubblico impiego è sotto la mira di giornali, blog, esperti di diritto del lavoro etc etc…
Io ho lavorato per 6 anni nel privato in varie aziende saltellando tra un contratto interinale a formazioni lavoro e altre amenità di questo genere. Ora sono 4 anni che lavoro presso il Comune di Torino (di cui 3 anni in formazione lavoro…aridaiè !) e non ho riscontrato grossi casi d’assenteismo, se non per malattie serie, nel settore per cui lavoro. Ho però avuto notizie di maghi dell’assenza, di depressioni che durano anni, di assenze funamboliche al limite della fuga. Non so, dal basso della mia breve esperienza nel pubblico impiego posso solo dire che sicuramente l’impatto con l’ambiente delle PA per una persona che arriva dal privato è notevole. C’è una mancanza di stimoli incredibile e se provi a crearteli c’è qualcuno pronto a frenarti o inibire le tue iniziative. Per assurdo questo avviene più per via dell’ambiente che si è creato grazie ai sindacati. Mi spiego, il discorso carriera è ormai legato a doppia mandata con la tua iscrizione a qualche sindacato. Non per fare nomi ma da quel che ho visto sembra particolarmente conveniente avere la tessera UIL per avere più facilità nella mobilità, nel passare concorsi interni e per “ricattare” dirigenti troppo zelanti.
Poi c’è il fattore della demotivazione legata al fatto che solitamente tu vieni messo dove c’è bisogno di riempire un posto. Quindi il tuo curriculum non interessa a nessuno. Mentre in una grossa realtà privata, quale può essere una multinazionale, ci sono uffici delle Risorse umane che funzionano o almeno ci provano, qui tu puoi essere un appassionato di informatica magari anche qualificato ma ti ritrovi per un qualche misterioso motivo a fare contabilità o bilancio. Poi magari scopri che il posto che tu occuperesti con passione, quale può essere il referente informatico o simile, è occupato da un ragioniere che non ha in gran simpatia i computer.
Sono esempi banali ma che moltiplicati per le migliaia di dipendenti creano una situazione di enorme scazzo per dirla in termini molto spicci. Ovviamente ciò non giustifica né l’assenteista né il fancazzista ad oltranza. Ora intendiamoci queste due losche figure esistono anche nel privato ma fanno meno notizia perché, solitamente (ma non sempre), in quel contesto vengono silurati e comunque sono ridotti ad un’esigua minoranza.
Quello che trovo veramente triste è che solo a parole (almeno fin’ora) le PA vogliano affrancarsi dalla vecchia immagine del pubblico impiego per avvicinarsi alla visione dei moderni sistemi manageriali. Tra i primi enti che stanno affrontano la titanica sfida ci sono le ASL con enormi difficoltà dovute prima di tutto a una mentalità diffusa che ha radici molto forti. Insomma non basta cambiare nomi ai ruoli per avere un subitaneo cambiamento nel sistema.
Non saranno solo le presentazioni in power point e i congressi pomposi a trasformare questo gigantesco tirannosauro in un’agile e veloce ghepardo.

Saluti

P.s. sull’argomento ho trovato anche un post molto interessante con conseguente strascico di animosi commenti sul sito suzukimaruti eccovi il link:


http://www.suzukimaruti.it/2007/04/12/la-sinistra-rigorosa-che-non-ce-aka-depressione-sindacale/

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