venerdì, marzo 16, 2007

A day without technology

Ieri giorno di ferie. Ieri giorno senza tecnologia, cioè cellulari spenti e riaccesi solo stamattina. Notebook rigorosamente tenuto dentro la sua bella e pratica borsa nera. Niente e-mail, niente internet, niente blog.
Sono stato bene, il mio pollice si è riposato, la mia mente non ha pensato neanche per un attimo al T9, ai link, alla velocità di connessione… ero connesso solo con me stesso, la mia compagna, i gatti e un paio di libri di cui alternavo la lettura. Non avevo l’ansia di essere reperibile ovunque e ho provato un piacevole senso di liberazione, di vero relax.
Ed allora ho pensato e se tutto sto “bailame” di internet e dei telefonini non fosse altro che l’ennesima presa per il culo del sistema? Insomma la Tv sta scoppiando, le idee scarseggiano e poi soprattutto la tv non permette un’interazione così forte. Internet da un po’ l’illusione (e secondo me tale resta) di libertà, di comunicazione totale e globale. Ma è davvero così ? E i cellulari hanno migliorato davvero le nostre esistenze? Direi di no, per me hanno solo aumentato il senso d’ansia. Insomma adesso tutti a dire: “Ah il cellulare è comodo, so sempre dove sono i miei figli, dov’è mio marito, dove cazzo sono io?!” Ma cristo ma io vivevo benissimo anche senza, ora se mi capita di dimenticarlo spento a casa è un finimondo! Ma davvero ci si sente più sicuri con un cellulare in tasca?! Davvero è diventato così fondamentale scrivere sms che sembrano dei geroglifici perché per velocità e per risparmiare scriviamo con sempre più abbreviazioni? E in internet troviamo si una marea d’informazioni ma è anche vero che è ancor più facile manipolarle. Non so, oggi ho una visione un po’ critica e un po’ insofferente verso oggetti e tecnologie che uso tutti i giorni. Forse è un’insofferenza simile a quella che ogni tanto viene fuori nei confronti di persone che siamo quasi obbligati a frequentare quotidianamente (vedi i colleghi di lavoro…). Forse o forse un po’ come nel finale di Fight Club bisognerebbe tirare giù qualcosa, magari non palazzi, ma che so far saltare i principali server mondiali, i principali ripetitori di telefonia, disintegrare i centri messaggi e riscoprire per un po’ il piacere della lentezza nella comunicazione, il piacere della cara vecchia cartolina, dell’arrivare in ritardo senza ritrovarsi come un bipede rincoglionito a scrivere affannosamente: “Scusami, sn in ritardo! 6 già lì?!”

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