mercoledì, dicembre 13, 2006

Coffee break








«Il caffè, per esser buono, deve essere nero come la notte, dolce come l'amore e caldo come l'inferno»

Così diceva Michail Bakunin, io sono d’accordo parzialmente sul discorso del dolce. Primo perché l’amore non è sempre così dolce e secondo perché il caffè troppo dolce a me personalmente non me gusta tanto (ma chissà forse anche lui aveva usato il paragone con l’amore proprio per questo).
Lo spunto del caffè mi è venuto oggi da una breve conversazione con la “femme charmant” del Pastis che mi diceva che deve limitarne l’assunzione quotidiana. Ho avuto anche io questo problema, l’anno scorso arrivai a una media di 7 caffè al giorno di cui 3 erano quelli erogati dalle orribili macchinette piazzate nei corridoi dei nostri uffici. Se è vero che il caffè aiuta a prevenire il tumore del colon grazie a un composto chiamato metilpiridinio (?@!) io sono apposto per una decina di anni almeno! Al di là di questo, il rito del caffè mi ha sempre intrigato. Lo abbino ad una pausa piacevole, a un momento in cui si stacca o si dovrebbe staccare dalla routine lavorativa e assaporarne l’aroma. Se devo dire la verità a me piace più il rito della tazzina e l’odore che emana appena te lo servono più che il sapore in sé. E’ l’attesa, il tintinnio della tazzina sul bancone, le mie dita che scuotono leggermente la bustina di zucchero, il cucchiano che “mescia” il nero liquido, quell’odore che ti entra nelle narici mentre avvicini la tazza alle labbra …Ecco il rito lo definerei preliminare, prima che il liquido accora a salvare il nostro povero colon da terribili malattie!
Anche da come una persona beve il caffè si capiscono alcune cose, un po’ come la sigaretta che è un altro rito strettamente associato al coffee. Tra l’altro da quando ho smesso di fumare il numero di tazzine quotidiane è aumentato notevolmente quasi come una sorta di compensazione. Come dicevo il modo con cui si sorseggia dice molto anche sullo stato d’animo, a volte mi accorgo di trangugiare velocemente il caffè e di non godermelo neanche così da rimanere a osservare sconsolato il fondo della tazzina con la speranza almeno di leggerci un fantastico futuro…anche se solitamente ci vedo solo un po’ di fondo a granuli neri. Per assurdo noi italiani abbiamo un rito del caffè molto veloce “un macchiato prego” “un caffè lungo grazi” etc ..e via, di corsa verso altre attività, altri impegni. Invece ad esempio per gli anglosassoni è un rito da consumare con lentezza. Quest’estate avevo come vicino di casa un pittore Gallese, Vernon (vi allego anche il link del suo sito:
http://www.vernonwjones.co.uk/index.htm), che mi raccontava estereffato dal nostro comportamento schizzoide mentre lui era abituato a sedersi e a starsene mezz’ora con un bel tazzone di caffè rigorosamente super allungato con l’acqua calda a leggere riviste o libri nella sala di qualche bar di Brecon. Altra esperienza simile l’ho vissuta negli Stati Uniti, dove per motivi che mi sono ancora ignoti, andai a viverci per un paio d’anni (secondo me mi aveva rovinato la straordinaria Fernanda Pivano che ha avuto il merito di tradurre troppo bene i romanzi della beat generation!). Comunque ricordo i miei colleghi di lavoro d’oltre oceano aggirarsi per i corridoi con questi tazzoni fumanti contenenti un liquido che della bevanda d’origine Etiopica aveva ben poco. Il must però rimane la Germania. Ricordo ancora con orrore le vetrine dei bar di Berlino che proponevano nauseabondi Mokkacini con panna (terribile altro che il bicchierino di squisita panna quotidiana…) e con improbabili abbinamenti (caramello e liquidi colorati dall’aspetto ambiguo) perfetti per un ricovero immediato in Gastroenterologia!

E come diceva un personaggio Goldoniano, il caffettiere Ridolfo, "Tutti cercan di fare quello che fanno gli altri. Una volta correva l'acquavite, adesso è in voga il caffè"


P.S. come Pastis: oggi a pranzo Stufato di cinghiale con patate al forno…divino, lo dico un po’ sottovoce perché alla mia compagna sta prendendo il trip vegetariano e vorrebbe coinvolgermi…beh io adoro gli animali e ogni tanto qualche senso di colpa l’ho anche avuto ma a certi piatti non riesco proprio a dire di no! Mentre il pane affondava nel sughetto la mia goduria rasentava l’orgasmo culinario...

Many many kisses ;))

2 commenti:

Anonimo ha detto...

I napoletani dicono che il caffe' buono deve avere tre C:
cazz com coce
Lorei

Roberto ha detto...

Verissimo lo scorso giugno sono andato a fare un giro a Ischia e ci ho lasciato il mio labbro inferiore su quelle tazzine bollenti!! Però buono era buono..