venerdì, agosto 18, 2006

Porta Palazzo e dintorni - Part # 1




Che bello il quartiere dove lavoro! Il 99 per cento dei miei colleghi lo disprezza perché è troppo “multietnico”, troppo sporco, e poi d’inverno quando fa buio c’è da avere paura… Non so a me piace, adoro Porta Palazzo, via della Consolata, via delle Orfane, l’Esedra dello Juvarra in via Milano e sì, mi piace anche la poca pulizia che c’è in fondo non ho mai sopportato le tanto ammirate cittadine svizzere mi sanno d’inquietante di covi di perversi serial killer pronti ad esplodere!
Comunque anche oggi nella mia pausa pranzo mi sono fatto la mia bella camminata attraverso i pochi banchi rimasti del mercato di Porta Palazzo, godendomi questo rinato sole che sembrava scomparso ormai per sempre da questa “weird summer”. Mi sono goduto i profumi dei banchi di frutta e verdura il puzzo proveniente dal mercato del pesce, le mie orecchie hanno gioito della babele multilinguistica che mi circondava. Slavi, africani, rumeni, albanesi, marocchini, cinesi, indiani e pakistani e dialetti misti del nostro stivale! Io inconvenienti non ne ho mai avuti, al massimo qualche nord africano mi offre del fumo o qualche nigeriano mi chiede se ho bisogno di qualcosa di un po’ più pesante, ma vi dirò che sono molto meno disturbanti di un testimone di Geova che citofona la domenica mattina o di certi rappresentanti di scope elettriche. E poi mi godo bellezze femminili provenienti da ogni dove ognuna con le sue caratteristiche comportamentali e fisiche ben delineate. Le ragazze africane con i loro bianchi e smaglianti sorrisi e il loro vociare ridondante ma molto musicale, le ragazze marocchine alcune misteriose e fuggenti con veli e copricapo e famiglia al seguito altre più giovani e molto più disinibite e “occidentalizzate” ma sempre con quel magnifico sguardo arabo sottile, fuggente, acceso come la luna del deserto.
E mi fermo qui se no la lista diventerebbe quasi infinita con il fascino orientale delle cinesi e quello est europeo delle ragazze rumene.
E poi dopo tutte queste antropologiche osservazioni eccomi in piazza Emanuele Filiberto, eccomi nel mezzo della Torino Bohemien, della piazza che nasconde piacevoli sorprese come al civico 13 dove trovate appena varcato l’androne d’ingresso una particolare scalinata, realizzata secondo un’ellisse che ad ogni piano diventa una circonferenza che accompagna il ripiano che la avvolge. E poi i bazar orientali e italiani, la gelateria, il tabacchino, i ristoranti e i locali dove oziare sorseggiando un aperitivo o un cocktail.
Insomma a me questa zona di Torino piace (non si fosse ancora capito…) e in fondo mi va anche bene che da molti non venga gradita perché così potrà mantenere un po’ quell’aria misto popolar-elitaria che ha oggi.
P.s.
Oggi l’affascinante ragazza del Pastis era vestita con jeans a vita bassa e un top nero, scarpe Superga e mi ha fatto un sorriso splendido. Kiss to everyone ;)

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